Piazza Vittorio Emanuele II

Veduta aerea di Caldarola

Scorcio della piazza e del castello

Particolare del castello Pallotta

Interno del teatro comunale

Palazzo dei cardinali Pallotta

Scorcio del castello

Stanza del Paradiso

Castello di Croce visto dall'alto

 

Pievefavera e il lago

Castello di Vestignano

 

Terra d’arte e di castelli, Caldarola stupisce il visitatore con il sapore fiabesco del suo antico maniero dalle merlature guelfe, con il il suo raffinato assetto urbano che ne fa un autentico gioiello di architettura e urbanistica cinquecentesca, con le sue importanti testimonianze romane e medievali che riempiono di storia gli affascinanti scenari naturali del territorio circostante.

IL CENTRO STORICO: L’URBANISTICA E LE EMERGENZE MONUMENTALI
L’inconfondibile assetto urbanistico che fa di Caldarola un esempio rarissimo e praticamente intatto di urbanistica tardo rinascimentale è frutto di Evangelista Pallotta. Il potente cardinale, nonché Prefetto della Fabbrica di San Pietro sotto il pontificato di Sisto V, volle infatti dare alla sua città la forma e la dignità di una città monumentale, rinnovando il suo luogo natale sulla base di un “piano regolatore” che sconvolse totalmente l’antica borgata medievale.
Le nuove concezioni urbanistiche “sistine” nate a Roma trovano così a Caldarola un’ applicazione globale, completamente innovativa, che ha il suo epicentro nella piazza, dove convertono le vie rinnovate, larghe e rettiline, e dove si affacciano i principali edifici pubblici.
Nella Piazza si trovano infatti:
– il Palazzo Pallotta, nel cui impianto architettonico è disegnata la stessa piazza, che il Cardinale Evangelista Pallotta volle realizzare e decorare per disporre di una residenza adeguata al proprio rango: Il Palazzo, in cui attraverso il linguaggio pittorico e architettonico si esprime lo spirito della Controriforma, presenta suggestivi ambienti decorati tra i quali la magnifica Stanza del Paradiso, luogo di meditazione del Cardinale.
– la Collegiata di San Martino che, inaugurata nel 1590 con la bolla di Sisto V che la elevò a collegiata insigne, conserva numerose opere di grande interesse tra cui “La Messa di San Martino” di Simone De Magistris;
– il Santuario di S. Maria del Monte, in cui è possibile ammirare la tavola dedicata alla Madonna del Monte realizzata da Lorenzo D’Alessandro su commissione, nel 1491, del Beato Francesco Piani da Caldarola;
A pochi passi, salendo Via Pallotta, la strada che conduce al Castello Pallotta, si trovano
– il graziosissimo Teatro Comunale, costruito agli inizi dell’800 all’interno del cinquecentesco Palazzo del Podestà, completamente ristrutturato e reso all’attività culturale del paese nel 1985.
– la Collegiata di San Gregorio, fatta costruire dal Cardinale Evangelista Pallotta nei primi anni del 1600 sulle stesse rovine di una chiesa dedicata al Santo verso la fine del 700, con interessanti opere del rinascimento locale ed affreschi realizzati all’inizio del secolo scorso da Augusto Mussini.

IL CASTELLO PALLOTTA
Il Castello Pallotta, dall’alto del colle, si affaccia su Caldarola creando un suggestivo quadro d’insieme dal sapore fiabesco. Costruito nella seconda metà del IX sec., subì una modifica radicale verso la fine del ‘500, quando il Cardinale Evangelista Pallotta lo volle trasformare in una maestosa quanto armonica costruzione rinascimentale che adibì a propria residenza estiva, che testimonia il prestigio del casato e le importanti relazioni imbastite dai quattro cardinali di casa Pallotta con la curia romana ed il mondo artistico. L’antico maniero conserva ancora intatte le mura, la merlatura guelfa, i cammini di ronda ed il ponte levatoio, le sale delle carrozze, delle sellerie e delle armi, opere d’arte su tela e su tavola, sculture, affreschi, arredi d’epoca e le testimonianze dei personaggi illustri che nel coso dei secoli hanno visitato Caldarola, come il pontefice Clemente VIII e la regina Cristina di Svezia. Le biblioteche, un archivio recentemente riordinato e le numerose collezioni documentano le vicende della nobile famiglia nell’ evolversi dei secoli.

I CASTELLI DI PIEVEFAVERA, VALCIMARRA E BISTOCCO
A pochi chilometri dal paese, in prossimità del Lago di Caccamo e lungo la strada provinciale che conduce a Camerino, si ergono i castelli di Pievefavera, Valcimarra e Bistocco.

La splendida posizione sulla sommità della collina irta di ulivi che scende gradatamente sul lago di Caccamo fa di Pievefavera un luogo di eccezionale interesse ambientale e paesaggistico. Nella parte alta del paese si innalza il castello (sec XIII con restauri successivi ), già posseduto dai Varano, con tre cinte di mura e quattro torri di cui una trasformata in campanile. All’interno del castello si trova la chiesa parrocchiale, con portale romanico rimaneggiato ed l’interno barocco in cui sono conservate opere del secolo XVI.
Lungo la sponda meridionale del lago sorge un’ area archeologica di epoca romana che ha portato alla luce strutture di fondazione tardo repubblicana, esistenti almeno fino al I sec. d.C. , appartenenti alla “pars rustica” di una villa ben più estesa. I materiali archeologici, conservati presso l’Antiquarium, testimoniano che il territorio conobbe una lunga ed intensa frequentazione dalla preistoria fino all’età romana.

Non distante da Pievefavere c’è Valcimarra, nei cui pressi si trovano una torre di avvistamento a pianta quadrata ( sec. XIII ) che aveva la funzione di posto di segnalazione tra Campolarzo e Pievefavera.
Fuori dall’abitato vale la pena visitare la piccola chiesa della Madonna del Sasso, sorta forse per il ritiro di qualche eremita, che nel sec. XIV ospitò una comunità femminile di penitenti francescane. Al suo interno sono presenti due affreschi del tardo quattrocento.
Si narra che nei pressi, si nasconda l’antro della Sibilla Cimmaria.
Meno facile da raggiungere è il monastero di San Benedetto “saxi latronis”, di cui restano solamente imponenti rovine e di cui è visibile la grandiosa facciata in pietra e un ambiente con volte a botte ed archi a sesto acuto.

In località Bistocco, della catena delle fortificazioni dei Varano, rimangono i ruderi di una torre di guardia dalla struttura circolare.

CASTELLO DI CROCE – CASTELLO DI VESTIGNANO
Nelle vicinanze di Caldarola, raggiungibili in pochi chilometri attraverso una deviazione della strada che dalla piazza conduce verso Sarnano e San Ginesio, sorgono le suggestive frazioni di Croce e Vestignano, antichi castelli appartenenti, dal sec. IX, all’abbazia di Casauria in Abruzzo.

A Vestignano rimangono consistenti resti della cinta muraria in pietra risalente al sec. XIV. Di notevole interesse sono un torrione cilindrico angolare e l’impianto urbanistico medievale.
Fuori dalla cerchia muraria sorge la duecentesca chiesa di San Martino, rimaneggiata nel sec. XVI. Della chiesa originaria restano alcune strutture architettoniche, il basso rilievo rappresentante “San Martino e il Povero” sulla facciata ed alcuni affreschi.
L’edificio nuovo fu invece decorato da esponenti della scuola Caldarolese: Nobile da Lucca, Andrea de Magistris, che nel 1538 vi dipinse la Madonna col Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano e nel 1551 S. Giorgio e S. Martino, e Simone De Magistris, che nel 1588 affrescò la transenna absidale con tre grandi dipinti che rappresentano l’Ascensione, la Crocifissione e l’Assunta, separati da due elementi più piccoli con San Giorgio e San Martino.

Croce mantiene i resti di un notevole sistema di fortificazione realizzato con grosse pietre squadrate; resta inoltre una torre poligonale oggi campanile della chiesa parrocchiale. Anche qui sono presenti rilevanti opere pittoriche di Nobile da Lucca e dei de Magistris.