Temporaneamente chiusa a seguito del sisma 2016.
La stanza del Paradiso è un piccolo gioiello artistico incastonato all'interno di Palazzo Pallotta.
Così denominata per le scene, dedicate all’arte venatoria («paradisòs» in greco indica appunto il giardino, il luogo di caccia), raffigurate dagli affreschi, un tempo era il luogo di meditazione prediletto del Cardinale Evangelista Pallotta. Al suo interno la realtà si sublima con la favola, attraverso un paesaggio altamente lirico e bucolico, caratterizzato da una flora e una fauna esotiche e da scene di caccia animate da cavalli impennati, levrieri e cacciatori.
Sino ad oggi di questa stanza non esiste né un documento storico né un’analisi critica.
Gli storici caldarolesi l’attribuiscono a Simone de Magistris, ma nonostante i fitti richiami ad altre sue opere e la riconosciuta capacità di trasferire la realtà nel mondo lirico della favola, i critici pensano che l’opera appartenga ad altra mano.
Probabilmente il Cardinale si portò da Roma un pittore di grido e di facile comprensione artistica.
Caduto l’intonaco da una delle pareti, restano le altre tre e il soffitto, affrescati con cacciatori, cinghiali, volatili, orsi, tori.
I pannelli incorniciati sono separati da putti nudi; in alto le cornici sono coperte di festoni.
Nello stanzino il movimento diventa slancio, i colori vivi, la narrazione quasi agitata.
I personaggi sono deliziosi e indefiniti, i colori rifrangono ore immacolate.
I quadri del soffitto si rifugiano nel mitico e nell’emblema.
Costruzione : XVI Secolo

