Stanza del Paradiso

Così denominata per le scene raffigurate dagli affreschi, dedicate all’arte venatoria (paradisòs in greco indica appunto il giardino, il luogo di caccia); questa stanza è un piccolo gioiello incastonato nel Palazzo comunale, quasi nascosto e remoto, luogo di meditazione del Cardinale dove la realtà si sublima nella favola attraverso un paesaggio altamente lirico, che rappresenta una flora e una fauna esotiche e scene di caccia animate da cavalli impennati, levrieri, cacciatori…

Sino ad oggi di questa stanza non esiste un documento storico nè un'analisi critica. Gli storici caldarolesi l'attribuiscono a Simone de Magistris; nonostante i fitti richiami ad altre sue opere e la riconosciuta capacità di trasferire la realtà nel mondo lirico della favola, i critici pensano che l'opera appartenga ad altra mano; probabilmente il card. Evangelista Pallotta si portò da Roma un pittore di grido e di facile comprensione. Caduto l'intonaco da una parte, restano le altre tre ed il soffitto con cacciatori, cinghiali, volatili, orsi, tori. Il paesaggio, la flora e la fauna sono esotici. I pannelli, incorniciati, sono separati da putti nudi; in alto le cornici sono coperti di festoni. Nello stanzino il movimento diventa slancio, i colori vivi, la narrazione quasi agitata. I personaggi sono deliziosi ed indefiniti, i colori rifrangono ore immacolate. I quadri del soffitto si rifugiano nel mitico e nell'emblema.

Informazioni

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Costruzione XVI Secolo

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