Piazza Vittorio Emanuele II

Veduta aerea di Caldarola

Scorcio della piazza e del castello

Particolare del castello Pallotta

Interno del teatro comunale

Palazzo dei cardinali Pallotta

Scorcio del castello

Stanza del Paradiso

Castello di Croce visto dall'alto

 

Pievefavera e il lago

Castello di Vestignano

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Caldarola

-Cappella del Rosario
Si trova all'interno della chiesa di San Gregorio: stile liberty.
Data costruzione: 1918
-Castello di Croce
La fortificazione è varanesca e difendeva il lato Sud e Est del colle. La cortina di levante è la più gigantesca dei castelli della zona. Al centro si trova la porta d'ingresso ad arco acuto che immette in un cortiletto con cisterna. La parte a sud è occupata dalla chiesa, forse ricavata posteriormente. E' cerniera alle due cortine, la torre poligonale trasformata poi in campanile. Ha soffitto a capriate e cinque altari in legno dorato con colonne che incorniciano le tele. Tra il '400 ed il '500 si riempì di suppellettili di gran gusto. Nobile da Lucca lasciò qui il grosso del suo repertorio. Andrea De Magistris affrescò la Santa Lucia nella nicchia di sinistra e la Madre con Bambino nella parete di fondo. Simone De Magistris dipinse i santi Antonio e Venanzio, a sinistra del presbiterio, mentre gli affreschi nelle nicchie sono attribuiti a Federico De Magistris. Annibale Mancini ai primi del '600 firmò la tela con la Vergine e Santi, sotto la cantoria. Nella sacrestia è conservato un ciborio a muro che poteva far parte della cappellina castellare. Di notevole interesse il Cristo Morto del 1400, posto sotto l'altare, ed il rude e maestoso Sant'Antonio Abate.
L'epoca ed il taglio delle opere fanno pensare alla scuola folignate del primo '400. Straordinario il complesso pittorico per la quantità e la qualità delle opere nonché per l'arco di tempo che le ha prodotte (oltre un secolo e mezzo).. Simone De Magistris illustrò con dovizia cromatica la transenna absidale con tre grandi affreschi: Ascensione, Crocifissione, Assunzione intervallati da due riquadri più piccoli con S.Giorgio e S. Martino. Suoi anche i Misteri del Rosario d'ispirazione lottesca attorno al presepio dipinto dal padre. Di Andrea De Magistris sono: Madonna, Bambino, S.Rocco e S.Sebastiano al centro della navata di sinistra (1538); S.Giorgio salva la principessa e S.Martino dona il mantello al povero (1551), sul fondo; il Presepio entro un rettangolo di lesene con l' annunciazione nei pennacchi, nella nicchia ad angolo (1553).
Data costruzione: XIII Secolo
-Castello di Vestignano
Il Castello fu assegnato al monastero di Casauria da Ludovico II ed in epoche successive fu dato ai Varano. In zona circondata da boschi, Vestignano conserva ancora possenti mura con torrione cilindrico e torrette a base quadrata, vie strette, case basse, con tetto spiovente, archivolti e sottopassaggi. I Longobardi che occuparono la zona nell' VIII sec. costruirono un tempio al loro protettore S.Giorgio. Di questa costruzione restano i dipinti del catino absidale, la duecentesca scultura di S.MartinO ed altre parti interessanti. Il paese coincide con il castello. Nell'abside della chiesa sono conservati tre affreschi di difficile lettura perchè consumati: un Santo con l'aureola a punte, una Madonna con Bambino e una Adorazione dei Magi. L'epoca ed il taglio delle opere fanno pensare alla scuola folignate del primo '400. Straordinario il complesso pittorico per la quantità e la qualità, con opere di Simone e Andrea De Magistris e Nobile da Lucca.
I Longobardi che occuparono la zona nell' VIII sec. costruirono un tempio al loro protettore S.Giorgio. Di questa costruzione restano i dipinti del catino absidale, la duecentesca scultura di S.Martino ed altre parti interessanti. Il paese coincide con il castello. Nell'abside della chiesa sono conservati tre affreschi di difficile lettura perchè consumati: un Santo con l'aureola a punte, una Madonna con Bambino e una Adorazione dei Magi. L'epoca ed il taglio delle opere fanno pensare alla scuola folignate del primo '400. Straordinario il complesso pittorico per la quantità e la qualità, con opere di Simone e Andrea De Magistris e Nobile da Lucca.
-Castello Pallotta
Il castello Pallotta dà un volto indimenticabile a tutto il paese. Prese il posto delle modeste abitazioni dove una volta aveva dominato il "castrum" feudale. Il museo conserva una collezione d'armi ( dal XIII al XVII sec. ) e una di carrozze ( XIX - XX sec.); tutte le stanze sono arredate con mobilio d'epoca. Nel castello, posto alle falde del monte Colcù, si entra attraverso Porta Camerte chiusa da un massiccio portone con incise le lettere del nome. Tornati all'aperto e proseguendo verso sud, attraverso il ponte levatoio si entra nel parco dove giganteggia un pino che è tra i più vecchi della regione e che fu fatto piantare nel 1598 a ricordo della visita di papa Clemente VIII. Le decorazioni di alcune sale sono dei de Magistris.
Riaperto dopo anni di lavori eseguiti a causa delle lesioni dovute al terremoto del 1997, l’antico maniero conserva ancora intatte le mura, la merlatura guelfa, i cammini di ronda ed il ponte levatoio. La visita riguarda gli ambienti della residenza storica tra pian terreno e piano nobile, dove ogni arredo, ogni soprammobile, ogni minimo dettaglio è collocato nel proprio contesto originale. La sala d’armi contiene una ricca collezione di cimeli di famiglia come alabarde, spade, armature e fucili. L’esposizione di splendide carrozze e la selleria, odorosa di cuoio, riguardano una vasta collezione di grande valore culturale. Gli ambienti residenziali contengono arredi del XVI e XVII secolo insieme a rivestimenti e tendaggi originali. Inoltre nel percorso guidato è possibile visitare l’antica cucina, con la tipica dotazione di utensili in rame e stoviglie in ceramica e terracotta, il salone dei ricevimenti, l’elegante camera da letto dedicata agli ospiti, la sala da pranzo con le bellissime e rarissime ceramiche settecentesche di produzione marchigiana ed infine, il delizioso salotto giallo impreziosito dal fregio attribuito a Simone De Magistris, grande pittore manierista caldarolese.
Tel. +39 0733 905 467
approfondimenti
Data costruzione: 1875 circa
-Chiesa di Pievefavera
Pievefavera si trova su di uno sperone roccioso orientato in direzione nord-sud e proteso sulla valle del Chienti. Tutti gli edifici sono costruiti con blocchi di roccia marnosa. Il primitivo insediamento era situato più in basso ed era sorto quale "mansio" o "statio”. Si dispone a semiavvolgimento secondo uno schema a lisca di pesce e si estende lungo il pendio degradante verso la valle del Chienti ed il sottostante lago. La rete stradale interna segue la natura del terreno. Si individuano tre tracciati di fortificazioni che presentano tre portali a sesto acuto. La chiesa eretta nel XII secolo è stata molto rimaneggiata; la facciata presenta un portale a tutto sesto con decorazioni altomedievali. L' interno di gusto barocco si presenta a sala unica con quattro cappelle laterali ed un imponente altare centrale. Dell' antico impianto rimane solo l'abside dietro l'altare centrale. Opera pregevole è il San Sebastiano ligneo cinquecentesco. La canonica è accostata alla chiesa seguendo l'andamento del terreno e formando così il sagrato di forma triangolare. Alla fine del XIII secolo è stata costruita la zona che circonda il sagrato mentre il fabbricato adiacente la chiesa risale al XIV sec. Attualmente sul sagrato sono riportati alcuni reperti archeologici in modo da costituire un "antiquarium" all'aperto.
Si dispone a semiavvolgimento secondo uno schema a lisca di pesce e si estende lungo il pendio degradante verso la valle del Chienti ed il sottostante lago. La rete stradale interna segue la natura del terreno. Si individuano tre tracciati di fortificazioni che presentano tre portali a sesto acuto. La chiesa eretta nel XII secolo è stata molto rimaneggiata; la facciata presenta un portale a tutto sesto con decorazioni altomedievali. L' interno di gusto barocco si presenta a sala unica con quattro cappelle laterali ed un imponente altare centrale. Dell' antico impianto rimane solo l'abside dietro l'altare centrale. Opera pregevole è il San Sebastiano ligneo cinquecentesco. La canonica è accostata alla chiesa seguendo l'andamento del terreno e formando così il sagrato di forma triangolare. Alla fine del XIII secolo è stata costruita la zona che circonda il sagrato mentre il fabbricato adiacente la chiesa risale al XIV sec. Attualmente sul sagrato sono riportati alcuni reperti archeologici in modo da costituire un "antiquarium" all'aperto.
Data costruzione: XII Secolo
-Chiesa di Vestignano
Sulla parete absidale della Chiesa si trovano alcuni dipinti di Simone De Magistris.
Nel 1263 i Varano ottennero il diritto di giurisdizione ecclesiastica e civile sul "castrum plebis de Faveria" e lo mantennero fino al Concilio di Trento con una breve interruzione dal 1434 al 1443. Le vicende di questo periodo documentano l'importanza della pievania; infatti la pieve risultava un'ottima fortificazione con una torre di avvistamento (come si può desumere dal testamento di Gentile II da Varano - anno 1350); di maggior rilevanza è che il suo territorio garantisse parte dei confini a sud-est dei Varano ed inoltre le ricche rendite provenienti alla pieve dalle decime e dalle risorse agricole della piana di Caldarola, appartenenti ad essa.
-Collegiata di San Gregorio
Fu fatta costruire dal card. Evangelista Pallotta nei primi anni del '600 forse sulle stesse rovine della chiesa di San Gragorio della Vigna fondata dai Longobardi verso la fine del 700. La costruzione è a croce latina, il soffitto a capriate. La cappella di sinistra conserva la Madonna del Rosario (olio su tela) con ai lati angeli e alla base i santi Francesco e Domenico. La parte superiore è di Andrea De Magistris mentre i due santi così vigorosi e lotteschi sono di Durante Nobili. Sempre in questa cappella, gli affreschi dei Misteri del Rosario (1918) sono di Augusto Mussini (Fra Paolo). Come altre volte, il pittore si trasformò in poeta. Rappresentano uno dei pochi esempi al mondo di arte Liberty a tema religioso.
La cappella di sinistra conserva la Madonna del Rosario (olio su tela) con ai lati angeli e alla base i santi Francesco e Domenico. La parte superiore è di Andrea De Magistris mentre i due santi così vigorosi e lotteschi sono di Durante Nobili. Sempre in questa cappella, gli affreschi dei Misteri del Rosario (1918) sono di Augusto Mussini (Fra Paolo). Come altre volte, il pittore si trasformò in poeta. Rappresentano uno dei pochi esempi al mondo di arte Liberty a tema religioso.
Data costruzione: 1600
-Collegiata di San Martino
Fu inaugurata nel 1590 con bolla di Sisto V che la elevò a collegiata insigne ed il cui stemma domina la facciata vicino a quello del cardinale Evangelista Pallotta. Il campanile cuspidato (altezza m. 41) è opera dell'architetto Compagnoni Floriani. La facciata si eleva su due piani nettamente separati. Nel piano inferiore si notano l'ampia apertura della porta, sormontata da un timpano arrotondato, e due nicchie per lato. Il piano superiore ripete la parte centrale con un finestrone in mezzo e due nicchie ai lati. Il leggero rilievo delle lesene e quello più profondo delle nicchie costruiscono un morbido gioco di luci ed ombre.
Con la caduta dell'Impero Romano e le invasioni barbariche subì il destino di tutti i piccoli insediamenti romani. Furono i Benedettini a bonificare il territorio attorno a Pievefavera ma non si conoscono le ragioni dello spostamento di "Faveria" dalla valle allo sperone sovrastante. Le prime notizie di una pieve a Faveria si hanno con un documento del 1170 con cui Pietro Offoni passa in proprietà' alcuni terreni all'abbazia di Fiastra: il documento è firmato anche dal priore Pietro "plebanus de Favero".
Indirizzo Fraz. Villa Malvezzi
Data costruzione: 1590
-Palazzo Pallotta
Sede del Municipio, sorge al centro di Caldarola e forma insieme alla chiesa collegiata di San Martino un complesso edilizio di grande rilievo; nel suo impianto architettonico è disegnata la piazza antistante, probabilmente concepita con progetto unitario per essere chiusa su tre lati da edifici porticati , come fa pensare l'affresco che si trova nella sala del Consiglio (detta Salone dei Cardinali Pallotta). L'importanza storica del Palazzo dei cardinali Pallotta sta anche nella sua architettura rigorosamente aderente ai principi della Controriforma. Concepito e realizzato in tempi brevi ed in modo estremamente unitario, ha subito nel tempo pochissime aggiunte e trasformazioni, per cui può essere considerato un chiaro esempio di uno degli sviluppi manieristici dell' architettura del Rinascimento. L' intera vicenda edilizia del palazzo, e tutto il suo valore storico, sono imperniati intorno ai due personaggi caldarolesi: Il card. Evangelista Pallotta e il pittore Simone De Magistris. Gli affreschi del piano nobile ed i soffitti a cassettoni costituiscono un complesso di grande rilievo non solo per la loro mole ma anche per la qualità delle pitture.
Il paese coincide con il castello: una sola porta d'ingresso, finestratura e rocchette agli angoli, il tutto cinto da mura cui fa cerniera un torrione cilindrico e varie torrette a base quadrata. Straordinaria è l'evocazione castellare nell'ingresso. I possenti edifici tagliati da porte e piccole finestre sono impostate su grandi archi o, appena entrati, da un'alta galleria sopra le arcate della via. Un' attenta ricerca fa anche scoprire una cerchia muraria su una lunetta appena l'ingresso, Nobile da Lucca affrescò a colori vivi la Vergine e i Santi protettori della gente. E' un piccolo dipinto dei primi anni del '500 che richiama forse certe testine affioranti nella chiesa "extra moenia"del castello. Nell'abside della chiesa sono conservati tre affreschi di difficile lettura perchè consumati: un Santo con l'aureola a punte, una Madonna con Bambino e una Adorazione dei Magi.
-Santuario di Maria SS del Monte
Il santuario chiude il lato sud-ovest della piazza e sorge sullo spazio ricavato dalla demolizione di una precedente chiesa del 1400. L'edificio progettato dall'architetto Augustoni venne aperto al culto nel 1780. La facciata si sviluppa su due piani divisi da una travatura aggettante. La porta principale con timpano è incorniciata da quattro lesene sulle quali poggia una trabeazione; ai lati due nicchie. Stesso motivo per la parte superiore. La cupola con lanterna è di forma poligonale, il campanile riprende i motivi della facciata. L'interno è a croce greca. Dietro l'ostia raggiata che riempie la nicchia sopra l'altare maggiore, c'è l'opera più importante e significativa che dà il nome alla chiesa stessa: la Madonna della Misericordia o Madonna del Monte. Il quadro fu commissionato dal beato Francesco Piani o dalla Confraternita da lui fondata nel 1491 al pittore Lorenzo di Maestro Alessandro da San Severino.
Durante i lavori di restauro, sotto l'intonaco sono apparsi degli affreschi attribuiti a Nobile da Lucca. Se Andrea ancora fresco e non ripetitivo tocca spunti fiabeschi nel racconto come non gli avverrà più, Simone liberato da altri ricordi che lo facevano re dei manieristi, prova ad aggiungere alla consumata tecnica, la più libera creatività: il ritratto delle persone e la ripresa del castello e dei suoi colli costituiscono le idealizzazioni; l'alternarsi delle figure in movimento e di quelle statiche stabiliscono l'atmosfera dell'insieme per cui la ripresa di un solo fotogramma falsa la creazione.
Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele
Data costruzione: 1780 circa
-Santuario Madonna del Sasso – Valcimarra –
Il santuario nasconde, secondo la leggenda, l'antro della Sibilla Cimaria; annesso alla chiesa vi è un romitorio.
Al secondo '400 appartengono i due affreschi dell'interno: la Crocifissione e Madonna con Bambino. L'affresco relativo alla crocifissione fa pensare ad un pittore anonimo noto come il Maestro di Patullo.
-Stanza del Paradiso
Così denominata per le scene raffigurate dagli affreschi, dedicate all'arte venatoria (paradisòs in greco indica appunto il giardino, il luogo di caccia); questa stanza è un piccolo gioiello incastonato all'interno del palazzo comunale.
Sino ad oggi di questa stanza non esiste un documento storico nè un'analisi critica. Gli storici caldarolesi l'attribuiscono a Simone de Magistris; nonostante i fitti richiami ad altre sue opere e la riconosciuta capacità di trasferire la realtà nel mondo lirico della favola, i critici pensano che l'opera appartenga ad altra mano; probabilmente il card. Evangelista Pallotta si portò da Roma un pittore di grido e di facile comprensione. Caduto l'intonaco da una parte, restano le altre tre ed il soffitto con cacciatori, cinghiali, volatili, orsi, tori. Il paesaggio, la flora e la fauna sono esotici.
I pannelli, incorniciati, sono separati da punti nudi; in alto le cornici sono coperti di festoni. Nello stanzino il movimento diventa slancio, i colori vivi, la narrazione quasi agitata. I personaggi sono deliziosi ed indefiniti, i colori rifrangono ore immacolate. I quadri del soffitto si rifugiano nel mitico e nell'emblema.
Data costruzione: XVI Secolo